Conclusa l’indagine conoscitiva, l’Autorità per la concorrenza pubblica un documento di oltre 100 pagine con un’analisi del comparto e una serie di azioni correttive.
L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha pubblicato in un documento di oltre cento pagine i risultati dell’indagine conoscitiva sui rifiuti riciclabili da imballaggio. “I rifiuti sono risorse che i Comuni non riescono a sfruttare – afferma il Garante – Un assetto del settore più competitivo migliorebbe il servizio”. Tra le azioni da intraprendere segnalate dall’Autorità, il ricorso alle aste per valorizzare il recupero dei materiali e la revisione del ruolo del Conai e dei Consorzi di filiera.
Nel documento l’Autorità fa il punto su un settore che è stato interessato da continue modifiche del quadro normativo e dal ricorso, in molte aree del Paese, soprattutto al Sud, alle gestioni emergenziali: due fattori che hanno ostacolato una corretta organizzazione delle attività di recupero di prodotti che, all’origine, valgono 25 miliardi di euro, e che hanno influito negativamente sul livello di concorrenza del settore.
Per superare una situazione che si traduce in un aumento dei costi a carico degli utenti, l’Autorità propone una serie di correttivi:
1) Negoziazione diretta tra gli enti locali che si occupano del recupero e le industrie del riciclaggio: ciò potrebbe avvenire mantenendo la proprietà della raccolta differenziata che oggi, nella maggior parte dei casi, passa ai Consorzi del sistema Conai. In questo modo i Comuni potrebbero ricevere introiti da impiegare nel finanziamento delle attività di raccolta e in possibili alleggerimenti della tariffa applicata ai cittadini per il conferimento dei rifiuti solidi urbani.
2) Riduzione dell’area di ‘riserva’ dei Consorzi: l’indagine ha appurato che molti Comuni, attraverso la prassi della cosiddetta assimilazione, hanno indirettamente contribuito all’estensione delle attività del sistema consortile anche ai rifiuti speciali prodotti da imprese artigianali e commerciali. Secondo il Garante si tratta di una scelta che riduce ulteriormente il grado di concorrenza del settore, sottraendo al mercato una quota di prodotti che dovrebbe invece essere lasciata al rapporto diretto tra chi produce il rifiuto e le imprese di smaltimento.
3) Affidamento dei servizi con modalità trasparenti: l’Antitrust ha evidenziato il ricorso, da parte dei Comuni, ad affidamenti diretti dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, con applicazione distorte della modalità “in house” o del partenariato pubblico-privato, ad imprese ex municipalizzate partecipate dai medesimi enti. In alcune aree del Paese soggette a regime emergenziale – si legge nel documento – imprese ex municipalizzate hanno acquisito senza gara la gestione di impianti finalizzati al recupero dei rifiuti realizzati con fondi pubblici, entrando così in concorrenza nel mercato con le imprese private già operanti nei medesimi settori di attività.
4) Revisione del sistema Conai, per rispettare meglio principi di trasparenza e promozione della concorrenza. Il documento suggerisce che negli organi consortili siano rappresentati, non solo i produttori e gli utilizzatori degli imballaggi, ma anche i recuperatori, i riciclatori e i soggetti gestori dei servizi di raccolta, oltre a riconoscere un ruolo più attivo ai rappresentanti dei consumatori.
5) Ripensare il sistema del contributo ambientale versato dai produttori di materiali da imballaggio e principale fonte di finanziamento degli enti locali. Per rendere il sistema di determinazione del contributo più trasparente – rileva il Garante – occorrerebbe coinvolgere soggetti istituzionali con posizione di terzietà e in funzione di garanzia del miglior funzionamento. “È inoltre necessario prevedere un sistema che valorizzi l’efficienza dei diversi consorzi, in base alle effettive quantità e qualità di rifiuti di imballaggio recuperati o riciclati, mantenendo ben distinti, sotto il profilo informativo, i risultati della raccolta direttamente riconducibile ai consorzi e quelli invece realizzati dalle imprese del settore del recupero”.
6) Consentire attività in concorrenza a quelle dei consorzi di filiera, superando il divieto introdotto di recente dal D.L. n. 4/2008, che vieta ai produttori di imballaggi di costituire consorzi privati.
7) Ricorrere alla aste per assegnare i materiali raccolti. L’Antitrust segnala alcune criticità nei rapporti tra i consorzi di filiera e le imprese che recuperano e riciclano. Ad alcuni consorzi, e in particolare a quelli della carta e del vetro, le imprese hanno contestato modalità non trasparenti di assegnazione dei materiali. L’Antitrust individua, come alternativa concorrenziale alle modalità attuali, la soluzione adottata da Corepla, che per l’assegnazione dei rifiuti da imballaggi in materiale plastico provvede a mezzo di aste.
Vedi anche: Documento completo sul sito dell’Autorità antitrust
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