Ferrarelle annuncia un progetto per il recupero e riutilizzo bottle-to-bottle di PET.
Pressate da ambientalisti e municipalizzate, oltre che dai produttori di depuratori domestici, uniti nel promuovere l’acqua del rubinetto (“l’acqua del Sindaco” è stata ribattezzata dai media) come alternativa sostenibile a quella in bottiglia, le fonti italiane hanno deciso di controbattere sul piano ambientale avviando iniziative dallo spirito e dai risultati molto diversi tra loro.
Fonti di Vinadio (acqua Sant’Anna) ha puntato sulle bioplastiche, lanciando nei mesi scorsi sul mercato la “biobottle” in acido polilattico (PLA), mentre San Benedetto, qualche mese fa, ha avviato insieme al Ministero dell’Ambiente il programma “bottiglia eco-friendly“, che mira a ridurre l’impatto dei processi produttivi in termini di emissioni di CO2.
Ora scende in campo anche Ferrarelle, la fonte campana, quarto gruppo italiano nel settore delle acque minerali e probabilmente la più conosciuta grazie ad una fortunata campagna pubblicitari di qualche anno fa. La società ha annunciato l’avvio del progetto “B2B – Bottle to bottle” per il recupero e il riutilizzo del PET post consumo e degli sfridi di produzione, che una volta rigenerati, entreranno nuovamente nel ciclo produttivo delle bottiglie.
Al momento, l’impiego di materiale riciclato nella produzione di packaging alimentare è consentito in alcuni paesi europei quali Germania, Francia e Regno Unito, ma non ancora in Italia. La normativa europea spinge verso questa pratica, sotto ben definite condizioni volte a garantire l’igiene e la salute dei consumatori; il regolamento della Comunità Europea che definisce ambiti e procedure dovrebbe essere recepito nel nostro ordinamento al più tardi nell’autunno del prossimo anno.
In particolare, il regolamento europeo prevede che il PET rigenerato per contatto con alimenti debba essere ottenuto esclusivamente da riciclo meccanico, partendo da imballi privi di strati barriera e provenienti solo ed esclusivamente da gradi approvati per contatto con alimenti utilizzati in applicazioni dello stesso genere. I manufatti per contatto con alimenti prodotti con rPET devono inoltre rispondere all’articolo 3 del regolamento 1935/2004 (assenza di contaminazione) ed essere prodotti seguendo le GMP (regolamento 2023/2006). L’intero processo di riciclaggio, infine, deve essere approvato dall’EFSA (European Food Safety Authority)
Il progetto annunciato da Ferrarelle prevede la cooperazione con una importante società di riciclaggio campana, che ogni anno recupera oltre 40mila tonnellate di plastiche; insieme costruiranno un nuovo impianto per il riciclo del PET, sia quello proveniente dalla raccolta differenziata delle bottiglie, sia la resina proveniente dagli sfridi di lavorazione negli stabilimenti Ferrarelle di Riardi, Caserta. La società, infatti, utilizza ogni anno circa 400 milioni di preforme PET, con un tasso di scarto intorno all’1%.
“Dopo l’impianto fotovoltaico, l’Oasi di Riardo e l’alleggerimento del packaging, una nuova importante iniziativa per l’ambiente – spiega Michele Pontecorvo, Responsabile Relazioni Esterne dell’azienda – Il B2B è un nuovo importante progetto per l’ambiente e siamo orgogliosi di poterlo realizzare in una terra, la Campania, che ha dovuto affrontare un momento di fortissima crisi proprio legata allo smaltimento dei rifiuti dal quale è uscita con grande dignità. Il nostro progetto vuole anche essere un ulteriore segnale di ripresa, un monito: i nostri rifiuti, una grande risorsa”.
Nel frattempo, dal Canada arriva la notizia che la fonte Naya Water ha già iniziato a commercializzare bottiglie per acqua minerale realizzate con un massimo del 50% di PET riciclato; bottiglie che hanno già ottenuto l’approvazione FDA. Oggi le plastiche da riciclo costano più di quelle vergini, rileva l’azienda, ma la decisione di intraprendere questa strada è stata presa considerano, oltre ai costi industriali, anche il miglioramento dell’impatto ambientale dei propri prodotti.




